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LETTERA DEL SANTO PADRE FRANCESCO
INDIRIZZATA A FRA GERARD FRANCISCO TIMONER, O.P.,
MAESTRO DELL’ORDINE DEI PREDICATORI,

 

 

 

 

 

 

 

 

PER L’VIII CENTENARIO
DELLA MORTE DI SAN DOMENICO DI CALERUEGA

 

A Fra Gerard Francisco Timoner, O.P.,
Maestro dell’Ordine dei Predicatori

Praedicator Gratiae: tra i titoli attribuiti a san Domenico, quello di “Predicatore di Grazia” spicca per la sua consonanza con il carisma e la missione dell’Ordine da lui fondato. In questo anno, in cui ricorre l’ottavo centenario della morte di san Domenico, mi unisco volentieri ai Frati Predicatori nel rendere grazie per la fecondità spirituale di quel carisma e quella missione, che si vede nella ricca varietà della famiglia Domenicana così come è cresciuta nei secoli. I miei oranti saluti e buoni auspici vanno a tutti i membri di questa grande famiglia, che abbraccia la vita contemplativa e le opere apostoliche delle sue suore e sorelle religiose, le sue fraternite sacerdotali e laiche, i suoi istituti secolari e i suoi movimenti giovanili.

Nell’Esortazione Apostolica Gaudete et exsultate ho espresso la mia convinzione che «Ogni santo è una missione; è un progetto del Padre per riflettere e incarnare, in un momento determinato della storia, un aspetto del Vangelo» (n. 9). Domenico rispose all’urgente bisogno del suo tempo non solo di una rinnovata e vibrante predicazione del Vangelo, ma anche, altrettanto importante, di una testimonianza convincente dei suoi inviti alla santità nella comunione viva della Chiesa. Nello spirito di ogni riforma autentica, egli cercò di ritornare alla povertà e semplicità della comunità cristiana dei primordi, riunita intorno agli apostoli e fedele al loro insegnamento (cfr. At 2, 42). Allo stesso tempo, il suo zelo per la salvezza delle anime lo portò a costituire un corpo di predicatori impegnati, il cui amore per la sacra pagina e integrità di vita potesse illuminare le menti e riscaldare i cuori con la verità donatrice di vita della parola divina.

Nel nostro tempo, caratterizzato da cambiamenti epocali e nuove sfide alla missione evangelizzatrice della Chiesa, Domenico può quindi servire da ispirazione a tutti i battezzati, i quali sono chiamati, come discepoli missionari, a raggiungere ogni “periferia” del nostro mondo con la luce del Vangelo e l’amore misericordioso di Cristo. Parlando delle linee temporali perenni della visione e del carisma di san Domenico, Papa Benedetto XVI ci ha ricordato che «nel cuore della Chiesa deve sempre bruciare un fuoco missionario» (Udienza  generale, 3 febbraio 2010).

La grande vocazione di Domenico era quella di predicare il Vangelo dell’amore misericordioso di Dio in tutta la sua verità salvifica e potenza redentrice. Da studente a Palencia giunse ad apprezzare l’inscindibilità di fede e carità, verità e amore, integrità e compassione. Come ci racconta il beato Giordano di Sassonia, commosso dalle grandi moltitudini che stavano soffrendo e morendo durante una grave carestia, Domenico vendette i suoi preziosi libri e con gentilezza esemplare istituì un’elemosineria dove poter dare da mangiare ai poveri (Libellus, 10). La sua testimonianza della misericordia di Cristo e il suo desiderio di portarne il balsamo che guarisce a quanti vivevano la povertà materiale e spirituale avrebbe poi ispirato la fondazione del vostro Ordine e modellato la vita e l’apostolato di innumerevoli Domenicani in diversi tempi e luoghi. L’unità della verità e della carità trovò forse la sua più alta espressione nella scuola domenicana di Salamanca, e in particolare nell’opera di fra Francisco de Vitoria, che propose un quadro di diritto internazionale radicato in diritti umani universali. Questo a sua volta ha fornito la base filosofica e teologica per l’impegno eroico dei Frati Antonio Montesinos e Bartolomeo de Las Casas nelle Americhe, e Domingo de Salazar in Asia, per difendere la dignità e i diritti dei popoli nativi.

Il messaggio evangelico della nostra inalienabile dignità umana come figli di Dio e membri dell’unica famiglia umana sfida la Chiesa, oggi, a rafforzare i vincoli di amicizia sociale, superare le strutture economiche e politiche ingiuste e lavorare per lo sviluppo integrale di ogni individuo e popolo. Fedeli alla volontà del Signore e ispirati dallo Spirito Santo, i seguaci di Cristo sono chiamati a cooperare in ogni sforzo di «partorire un mondo nuovo, dove tutti siamo fratelli, dove ci sia posto per ogni scartato delle nostre società, dove risplendano la giustizia e la pace» (Fratelli tutti, n. 278). Possa l’Ordine dei Predicatori, oggi come allora, essere in prima linea di una rinnovata proclamazione del Vangelo, capace di parlare al cuore degli uomini e delle donne del nostro tempo e di risvegliare in loro una sete per la venuta del regno di Cristo di santità, giustizia e pace!

Lo zelo di san Domenico per il Vangelo e il suo desiderio di una vita autenticamente apostolica lo portarono a sottolineare l’importanza della vita in comune. Di nuovo, il beato Giordano di Sassonia ci narra che, nel fondare il vostro Ordine, Domenico significativamente scelse «di essere chiamato non sotto-priore, bensì Fra Domenico» (cfr. Libellus, 21). Questo ideale di fraternità avrebbe trovato espressione in una forma inclusiva di governo, in cui tutti partecipavano al processo di discernimento e di presa di decisioni, conformemente ai loro rispettivi ruoli e autorità, attraverso il sistema di capitoli a tutti i livelli. Questo processo “sinodale” permise all’Ordine di adeguare la sua vita e la sua missione a contesti storici mutanti pur mantenendo la comunione fraterna. La testimonianza della fraternità evangelica, come testimonianza profetica del disegno ultimo di Dio in Cristo per la riconciliazione nell’unità dell’intera famiglia umana, rimane un elemento fondamentale del carisma domenicano e un pilastro dell’impegno dell’Ordine a promuovere il rinnovamento della vita cristiana e diffondere il Vangelo nel nostro tempo presente.

           Con san Francesco d’Assisi, Domenico comprese che la proclamazione del Vangelo, verbis et exemplo, implicava il crescita dell’intera comunità ecclesiale nell’unità fraterna e nel discepolato missionario. Il carisma domenicano della predicazione sfociò ben presto nell’istituzione dei diversi rami della grande famiglia Domenicana, abbracciando tutti gli stati di vita nella Chie sa.·Nei secoli successivi trovò eloquente espressione negli scritti di santa Caterina da Siena, nei dipinti del beato Fra Angelico e nelle opere caritative di santa Rosa da Lima, del beato Giovanni Macias e di santa Margherita da Castello. Così, anche ai tempi nostri continua a ispirare il lavoro di artisti, studiosi, insegnanti e comunicatori. In questo anno di anniversario, non possiamo non ricordare quei membri della famiglia Domenicana il cui martirio è stato di per sé una fonna potente di predicazione. O gli innumerevoli uomini e donne che, imitando la semplicità e compassione di san Martino de Porres, hanno portato la gioia del Vangelo nelle periferie delle società e del nostro mondo . Penso qui in particolare alla testimonianza silenziosa offerta dalle molte migliaia di terziari Domenicani e dai membri del Movimento Giovanile Domenicano, che rispecchiano l’importante e di fatto indispensabile ruolo dei laici nell’opera di evangelizzazione.

Nel giubileo della nascita di san Domenico alla vita eterna, vorrei in modo particolare esprimere gratitudine ai Frati Predicatori per lo straordinario contributo che hanno dato alla predicazione del Vangelo attraverso l’esplorazione teologica dei misteri della fede. Mandando i primi frati nelle nascenti università in Europa, Domenico riconobbe l’importanza vitale di dare ai futuri predicatori una sana e solida formazione teologica basata sulla sacra Scrittura, rispettosa delle domande poste dalla ragione e preparata a impegnarsi in un dialogo disciplinato e rispettoso al servizio della rivelazione di Dio in Cristo. L’apostolato intellettuale dell’Ordine, le sue numerose scuole e istituti di studi superiori, il suo coltivare le scienze sacre e la sua presenza nel mondo della cultura hanno stimolato l’incontro tra fede e ragione, nutrito la vitalità della fede cristiana e promosso la missione della Chiesa di attirare menti e cuori a Cristo. Anche a questo riguardo non posso che rinnovare la mia gratitudine per la storia dell’Ordine di servizio alla Sede Apostolica, risalente allo stesso Domenico.

Durante la mia visita a Bologna cinque  anni fa, ho avuto la benedizione di trascorrere alcuni  momenti in preghiera davanti alla tomba di san Domenico.

Ho pregato in modo speciale per l’Ordine dei Predicatori, implorando per i suoi  membri la grazia della perseveranza nella fedeltà al loro  carisma fondazionale e alla splendida tradizione della quale sono eredi. Ringraziando il Santo per tutto il bene che i suoi figli e le sue figlie compiono nella Chiesa, ho chiesto, come dono particolare, un considerevole aumento di vocazioni sacerdotali e religiose.

 

Possa la celebrazione dell’Anno Giubilare riversare un’abbondanza di grazie sui Frati Predicatori e sull’intera famiglia Domenicana, e inaugurare una nuova primavera del Vangelo. Con grande affetto, affido tutti coloro che partecipano alle celebrazioni giubilari all’amorevole intercessione di Nostra Signora del Rosario e del vostro patriarca san Domenico, e imparto di cuore la mia Benedizione Apostolica come pegno di saggezza, gioia e pace nel Signore.

Roma, da San Giovanni in Laterano, 24 maggio 2021
Papa Francesco

 

   

(LE FOTOGRAFIE SONO STATE INSERIRE DALLA REDAZIONE)

 

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Fra Lorenzo Piretto OP nuovo Amministratore apostolico a Istanbul

 

“Una nuova presenza per esprimere la vicinanza alla comunità cattolica della Turchia. E’ ciò che si coglie nella nomina che Papa Francesco ha disposto oggi designando il domenicano monsignor Lorenzo Piretto, arcivescovo emerito di Izmir, l’antica Smirne, ed amministratore apostolico della medesima circoscrizione, come amministratore apostolico sede vacante del Vicariato Apostolico di Istanbul e dell’Esarcato per i fedeli di rito bizantino residenti in Turchia.” – Vatican news, 24 dicembre 2020.

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Papa Francesco aveva voluto un domenicano della nostra Provincia di San Domenico in Italia come Arcivescovo di Smirne (iZMiR, in Turchia). Il 7 novembre 2015, giorno di inizio delle celebrazioni per il Giubileo dell’Ordine Domenicano, ne è stata data la comunicazione: P. Lorenzo Piretto verrà ordinato vescovo nella cattedrale smirniota il prossimo 19 dicembre e inizierà così il suo ministero episcopale sulla cattedra di san Policarpo. Proprio così, questo antico vescovo, discepolo dell’apostolo Giovanni, martirizzato nella sua città nel 155, sedette sulla stessa cattedra che adesso sarà di fra Lorenzo. Non sembri cosa di poco conto: benché ormai la presenza cristiana – e quindi anche cattolica latina – sia molto esigua in Turchia, questa regione fu una delle prime ad accogliere la predicazione apostolica e per molti secoli fu un importantissimo centro di vita cristiana. Le sette Chiese destinatarie delle lettere con cui si apre il libro dell’Apocalisse sono tutte nella penisola anatolica e una di loro, quella appunto di Smirne, è ormai l’unica rimasta in cui si trovi una viva -per quanto piccola- comunità cattolica, riunita intorno al suo arcivescovo. Sua Eccellenza Monsignor Piretto, è nato in provincia di Torino nel 1942, in una famiglia in cui già c’erano altri due domenicani: suo zio p. Giuseppe Vittonatto, esegeta e fraterno amico del beato padre Girotti e suo cugino p. Luigi Fontana, insegnante di filosofia a generazioni di studenti domenicani. Dopo essere stato anch’egli professore di filosofia e maestro dei studenti domenicani, all’inizio degli anni ’80 realizza il suo desiderio -per cui aveva da tempo iniziato a prepararsi studiando la lingua turca- di essere assegnato a Istanbul. Nella grande metropoli euroasiatica trascorre più di trent’anni, facendo il vicario generale della diocesi, insegnando all’università, occupandosi della piccola comunità parrocchiale e soprattutto essendo un punto di riferimento costante della nostra presenza domenicana in quel paese. Più volte superiore a Istanbul e del vicariato di Turchia ultimamente, con vero spirito di obbedienza e di servizio si era da poco tempo trasferito a Smirne, dove P. Stefano Negro era rimasto da solo a prendersi cura di quella parrocchia. Qui ha subito messo a frutto la sua instancabile voglia di fare, guadagnandosi ancora una volta stima e affetto da parte di tutti. Ora la Chiesa di Smirne ha un nuovo pastore, che la conosce, la ama e la serve con dedizione. Saremo in molti, il 20 dicembre, a stringerci intorno a p. Lorenzo per ringraziare con lui il Signore e per manifestargli la nostra vicinanza, il nostro affetto e la nostra preghiera.