Misteri gloriosi

RISUREZIONE –                                                   Ovale di Giuseppe Antonio ORELLI

                             (Mostra in S. Bartolomeo dal 12.12.2014 all’11.1.2015: qualche impressione …)

 

     Già dai baffi, radi e non curati, la guardia di destra della formella mi appare come una persona semplice, che deve calarsi nel ruolo di duro; e così pure la leggera impugnatura della lancia, che sembra di più un’insegna, appoggiata com’è a terra e sulla spalla …, me lo presenta come una persona di normale semplicità, ma ora totalmente stupito.

     In lui domina l’attuale sorpresa, seppur non vivacissima, segnalata dagli occhi vero l’alto nel seguire Gesù e soprattutto da quell’ indice che tocca la tomba vuota con il lenzuolo e i piccoli teli depositati sul fondo. Il passato non c’è più; la novità si sta vestendo di autentica sorpresa.

 

     La guardia di sinistra è spaventata, quasi terrorizzata con gli occhi sbarrati.

     Nell’insieme manifesta una più viva energia: sta facendo i conti con quanto sta ancora accadendo;

per questo si aggiunge una forma di stupore. Gesù, il morto da custodire nella notte, è, invece, lì sopra i suoi occhi, ben diverso … Traballa il passato; c’è il balenio del nuovo.

     (/Il nuovo, per lui e per noi, non è la stupefacente fisica luminosità e gioia sul volto del Cristo glorioso,

ma lo sconvolgimento di tutta la realtà che appare dominata dalla forza … Un aspetto del nuovo si concretizza materialmente nella tomba vuota; l’altro, più intimo, profondo, creativamente e gratuitamente inviato da Dio è l’angelo: “Il suo (dell’angelo) aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve” (Mt.28,3).

     E’ un annuncio di certezza constatata (tomba vuota …); insieme, dentro è una indicazione, collegata con altre verità di fede per la sublimità e gratuità di Amore, che sollecita la docilità della conversione …/).

 

     Il pittore si attiene alla lettera, quasi di cronaca offerta dall’evangelista, che ha già tradotto per la nostra umanità (bisognosa di partire dalla esperienza, dalla realtà del corpo) la profondità, l’ulteriorità del Mistero, fatto anche reale, storico, ma di altra consistenza, irraggiungibile come è un corpo glorioso, spirituale, allo stesso modo di come era irraggiungibile la Fonte intima delle varie azioni di Gesù, reali, concrete, sperimentate in un verso, efficaci …

 

     La terza guardia è veramente terrorizzata: pare che tenti una fuga o voglia aggredire qualcuno. E’

armato anche di scudo ed ha la mano alzata per colpire qualcuno.

   Per un altro verso, pur essendo di spalle, si volta un poco verso ciò che sta scuotendo tutto, meno lui!

 

   In tutte le apparizioni angeliche della Scrittura (e forse è così anche all’inizio delle vere apparizioni della Madonna nel corso della storia …), la prima reazione è il timore, la paura, il senso del sacro, di indegno … di inaccessibile. E’ così per Zaccaria (Lc.1,12), per Maria (v.29).

   Di queste guardie, alla constatazione della tomba vuota, e soprattutto alla presenza dell’angelo, il cui “aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve” (Mt.28,3), l’evangelista Matteo dice: “Per lo spavento che ebbero di lui (angelo), le guardie furono scosse e rimasero come morte” (v.4).

 

     Il Signore Gesù, appena sollevato da terra nella nostra raffigurazione, mostra i segni della Passione. Ha la mano destra morbida, leggera, che regge il vessillo della vittoria sulla morte, come a ribadire che era già nelle Scritture e in tutto il suo operare terreno.

     La sinistra accompagna e attira anche noi nel futuro di gloria già esploso!

     Il volto del Signore, orientato verso di noi, più che un trionfo personale, vuole segnalare la continuità del suo Amore e la sua speranza: continua ad essere l’Amore che ha vinto la morte e coinvolge noi nella vittoria, vero l’Alto.

 

     Armoniosa è la composizione, con il Signore Gesù e la guardia di destra, quasi in piedi, stagliate sull’infinito del cielo; le altre due guardie, pur in reazioni diverse, ancora alle prese con la realtà concreta: una è a terra con lo sguardo alzato e la mano in ricerca; l’altra, per ora, scatenata a vincere ancora una lotta di terra …    

 

ASCENSIONE AL CIELO –                             Ovale di Giuseppe Antonio ORELLI

                               (Mostra a San Bartolomeo dal 12.12.2014 all’11.1.2015: qualche impressione …)

 

       Campeggia la stessa figura e fisionomia del Signore Risorto, non più con gli occhi rivolti in basso a smuovere la reazione degli uomini (le guardie e tutti …), ma rivolti al cielo per attirarci tutti in alto, nella Gloria. E’ il Signore con un volto più maturo, sia a indicare la potenza d’amore dalla sua altezza sia la pienezza dei frutti che si attende.

 

     E’ al centro, al vertice, ad indicare una sommità che è felicità eterna per Lui e per tutti: è attrazione e convergenza di intenti.

     Se la sua mano destra è aperta, in segno di protezione e di elevazione, quella sinistra è più … scomposta, quasi agitata, chiara nelle esigenze: non promette comodità, vita in discesa, porte larghe, accoglienza entusiastica da parte del mondo.

     La centralità della sua figura tocca i cieli, ma con la corporeità dei piedi è ben dentro il cerchio degli apostoli.

     E’ rientrato nella eternità per guidare la nostra risposta nel tempo …

 

     Ben gradita, forse innovativa la presenza di Maria e della Maddalena. Maria è più assorta, attirata, in una continuità e progressione di fedeltà e di sperimentazione di pace; la Maddalena, più sfumata, è certa, ma scruta dove ancorarsi. La mano destra della Maddalena quasi avvolge i piedi del Risorto.

 

   Lo spazio fa ben percepire la distanza dal Signore; segnala la loro condizione di pellegrinaggio, la continuità della loro storia pur con una attrattiva nuova.

 

   Pietro, che domina tutta la parte sinistra in basso, manifesta, sì, contentezza e gioia nello sguardo di vitale consapevolezza, ma anche la preoccupazione per l’incarico ricevuto: ha lo sguardo in basso, le chiavi del regno dei cieli ai piedi, un piccolo volume che allude forse alle tavole di Mosè superate dalla novità della nuova legge.

   Di fronte a lui, alla stessa altezza, quasi certamente è Giovanni, vicino a Maria. Sorprende la matura età, con più anni di quanti il vangelo faccia supporre. Il volume, leggermente mosso, indica che è ancora da scrivere, ma c’è già il suo sguardo penetrante sul Signore in vista di un patrimonio infinito di verità e di grazia. La mano alzata, morbida, indica la certezza di ricevere in continuità …

   Sopra, c’è un altro apostolo con un librone chiuso: fa pensare a Matteo già proiettato a realizzare qualcosa di grandioso, a raccogliere e portare a compimento i libri antichi, con il Figlio dell’uomo, il regno dei cieli, il discendente di Davide alla destra del Padre …

   Degli altri apostoli, quattro sono abbastanza ben tratteggiati, quattro appena abbozzati. Parrebbe di individuare Tommaso nell’apostolo che pone l’indice sul proprio costato; come anche Andrea collocato appena sopra il fratello Pietro.

  

   Un richiamo alla “prostrazione davanti a lui che veniva portato su in cielo”(cf. Lc.24,

51-52) è nell’apostolo con le mani giunte e il capo chino accanto a “Tommaso”.

     L’osservazione degli Atti degli Apostoli: “Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava” (1,10) è accolta da Maria, dalla Maddalena e da nove apostoli: solo due sono a capo chino, Pietro e quello vicino a “Tommaso”.

     Tutti sono partecipi del suo trionfo: ammirano e attendono da lui. Pietro sa già che deve darsi da fare: guarda in basso; è giunto il tempo di prendere in mano le chiavi!

 

DISCESA DELLO SPIRITO SANTO –             Ovale di Giuseppe Antonio ORELLI      

                                 (Mostra in San Bartolomeo dal 12.12.2014 all’11.1.2015: qualche impressione …)

 

   All’interno del triangolo degli apostoli prediletti figurano la Madonna e la Maddalena.

   Dei tre apostoli, più in alto è collocato Giovanni. Continua ad essere quello che Gesù vuole, figlio di Maria: “Donna, ecco tuo figlio!” (Gv.19,26).

   Pietro, anche questa volta, è in basso, con le chiavi e con un librone, ad indicare non quanto scriverà lui di lettere, ma di quanto sarà carica l’eredità di Gesù e imprevedibile la storia della Chiesa con quel peso che gli è affidato: per questo ha gli occhi ben rivolti in alto.

   Il terzo dei prediletti nel Vangelo è Giacomo, fratello di Giovanni; a loro Gesù fece le più profonde confidenze, ma anche da loro la sua umanità “vera” si aspettava un po’ di conforto, e non solo nell’orto del Getzemani!

   Maria a Pentecoste è ancora la più giovane, ben raccolta con le mani sul petto a meditare, la più docile e illuminata, la più piena di Spirito Santo: torna con il suo visetto di ragazza annunciata, “la riempita di grazia” (cf. Lc.1,28).

   La Maddalena, nella tradizionale caratteristica dei lunghi capelli biondi sciolti, ma ancor più nell’incanto delle sue antiche sorprese, pienamente dentro e al di là del Dono.

   Giovanni, con la mano appoggiata alla spalla di Maria, sente e rende garantita per il futuro la vicendevole appartenenza con Maria, fonte di comunione con tutti. La mano morbida, di attesa, indica che si affida e non sa fin dove sarà portato in alto!

   Pietro ha la consapevolezza, la maturità, ma ancor più la fiducia, già con davanti (non tanto il gruppetto degli intimi), ma quel variegato mondo di attese e pretese, di popolo e di uomini di potere.

   Giacomo campeggia sulla sinistra in basso, comodamente seduto, nella libertà del piede destro e della sicurezza della mano, in un manto sgargiante, una specie di toga di un grigio molto intenso. Ha un librone consistente anche se poi ci giungerà una sola sua lettera. E’ una figurona molto serena, sicuro … sulla tradizione. Invece, sarà il primo apostolo ad essere ucciso in odio alla fede!

     L’apostolo, appena dietro Pietro, con tanto di fiammella sulla fronte, a capo chino, serioso, in abito terragno scuro, mi induce a ritenerlo Tommaso. E’ ancora un po’ incerto su ciò che potrà nuovamente combinare, pur dopo quel suo: “Mio Signore e mio Dio!” (Gv.20,28).

   Matteo, ancora più sopra, all’esterno, sulla destra è nel fiducioso e sicuro possesso della verità con quel suo vangelo disteso lungo i fianchi. E’ assorto, ma la preoccupazione lascia il posto alla serenità di una persona anziana che ha vissuto l’esperienza di Qualcuno che chiama, guida e attira.

   Gli apostoli, in questo Mistero, sono dodici, non più undici come nell’Ascensione. C’è una dodicesima fiammella, un ritratto piccolo piccolo, sfumato: quasi certamente è Mattia, aggregato al numero degli Apostoli dopo la defezione di Giuda.

La designazione da parte della comunità, la preghiera, il tirare a sorte (At.1,15-26) avvengono dopo l’Ascensione (c.1,6-11) e prima della Pentecoste (2,1-4).

    

   La potenza e la santità dello Spirito, sotto forma di colomba, si incastonano nella serena e grandiosa abside e nella bellezza del portale. Lo Spirito è il Dono del Figlio a nome del Padre: si fa concreto in una fiammella di luce e calore, di verità e di vita, fiammella che richiama la fonte e la direzione di amore, verso tutti.

 

MARIA E’ INCORONATA REGINA –     Ovale di Giuseppe Antonio ORELLI

                       (Mostra in San Bartolomeo dal 12.12.2014 all’11.1.2015: qualche impressione …)

 

     La Madonna non è in una esplosione di gioia; è in un raccoglimento di gratitudine a Dio, visto nella Trinità delle Persone, e di serena benevolenza nei nostri confronti per il suo sguardo verso il basso.

   Il centro della attenzione è su di lei, che risulta in basso nel triangolo con il Figlio e il Padre, i Quali formano un nuovo triangolo con lo Spirito Santo, raffigurato nella colomba.            

     La luminosità che si sprigiona dalla “colomba”, luminosità tipica di Chi è la Relazione dell’Amore eterno, si è fatta intervento già nel concepimento dell’Unigenito del Padre nel grembo di Maria. E ora, la Trinità, con il Verbo incarnato e Maria incoronata “regina” sono la ricchezza rivelata, il nostro mondo “reale” e il patrimonio insondabile ed eterno della nostra speranza.

     Nell’ “incoronare” Maria sono impegnati fisicamente sia il Figlio con due mani sia il Padre con una, mentre l’altra tiene con morbidezza lo scettro del suo benevolo dominio di Padre, e la stessa mano con l’avambraccio si posa sul mondo, appena abbozzato, per lasciare la nostra attenzione su Maria e sul suo capo coronato di gemme.

     La luce della colomba investe un braccio della Croce, “non tolta, ma trasformata”, proprio come il piede destro del Risorto che conserva, ora, trasformata, la cicatrice gloriosa (ed è l’identico piede destro del Cristo flagellato …).

   L’angioletto che tiene la Croce, per via di una partecipazione vera da “comunione dei santi (come già gli angeli con il loro canto gioioso nella Notte Santa …), ha un’aria di consapevolezza e partecipazione ancora legata alla Morte del Signore, mentre quello in basso, sullo sfondo (e un altro ancora è di spalle), ha una gioiosità sorpresa ed esplosiva.

   Le facce del Cristo e della Madonna, che si ripetono nel susseguirsi delle varie scene dei Misteri, hanno notevoli richiami somatici, “stessa” bocca, “stesso” naso, “stessi”

occhi.

   La vergine Maria, pur con il ricciolino tirabaci di richiamo mondano (e viene in mente il cappellino che porta in capo e lo scialletto della Visitazione …), è raccolta in benevolenza nei nostri confronti: è “regina”.

   (Dodici sono le litanie ‘lauretane’ che precisano il suo ruolo di ‘regina’).

   Alcuni titoli sono a noi più familiari: regina degli apostoli, regina della pace, regina della famiglia, regina di misericordia …

   “Salve, regina, madre di misericordia …, speranza nostra …”.

   E’ regina in cielo, in una felicità inimmaginabile anche per lei, pur ben avviata dentro la felicità già su questa terra, una felicità reale, viva, di straordinario abbandono in Dio (navigando in Lui …). Ed è regina degli angeli e dei santi: lo è nei

nostri riguardi, per attirarci e intercedere. E’ benevolmente attenta e premurosa per ciascuno: ci è stata data come “Madre” (Gv.19,27).

   Qui, nel nostro ovale, si tratta sempre di una bellezza popolana, fatta di semplicità e di concretezza di vita. E’ bellezza di riconoscente consapevolezza verso Dio e di premura verso noi, suoi figli.

   Il volto del Padre, più solenne, manifesta profondità di benevolenza e lungimiranza.

   La figura del Figlio (con una percettibile discontinuità tra ‘corpo’ e ‘volto’, già emersa nella Flagellazione, nella Risurrezione e nella Ascensione …) non è così espansiva e traboccante di gioia nell’atto specifico di esaltare sua Mamma.

 

 

ASSUNZIONE DELLA VERGINE IN CIELO – Ovale di Giuseppe Antonio ORELLI

                                                                    (Mostra a S. Bartolomeo dal 12.12.2014 all’11.1.2015:

                                                                                   impressioni su raffigurazione della Assunzione)

 

     Oltre alla figura della Vergine vi sono 4 angeli, due piccoli ai lati della Vergine, due

più grandi ai piedi.

   Dopo le figure emerge un insieme di panneggi armoniosi, di svolazzi di nuvole viste come via al cielo; anche lo sfondo vuoto sembra dimenticare la terra, da cui la Vergine si porta, è portata in alto.

 

     C’è manierismo di volti, piuttosto sfumati.

    

     Dal manierismo, che presenta una scena atemporale, si stacca con più viva incisività

il mazzo di fiori che l’angelo di destra vuole offrire alla Madonna. Ma la raffigurazione è nella parte più bassa e scivola ancora giù nell’ovale, quasi sottintendendo che bellezza e profumo sono altrove.

   Anche per le ridotte dimensioni delle formelle non c’è posto per la realtà concreta, ma credo soprattutto perché l’intento è tutto assorbito nella sfera religiosa nobile, certamente vista come edificante e rassicurante.

 

     Panneggio e svolazzi con nuvole e spazi di sfondo opaco evocano una visione di serenità un po’ atemporale, eterea.

 

     Più riflessivo sulla portata dell’evento a favore degli uomini, ed anche più carico di speranza, al mio occhio, appare l’angelo grande in basso a destra; più assorto quello di sinistra.

 

     L’angelo grande di sinistra, in sereno possesso di pace non turbata, ha la destra più protesa verso l’alto rispetto alla stessa mano della Vergine e nella sua rilassatezza è intento ad abbracciare con la mano sinistra la propria ala …

 

     Più vivo e gioioso è l’angioletto di destra (per chi guarda), di cui non si scorge, nell’armonioso groviglio di panneggio, la mano destra.

 

     L’angioletto di sinistra è più assorto e si incarica pure di tenere raccolto l’ampio manto azzurro della Vergine.

  

     L’espressione della Vergine è più piena di attesa che di possesso di una gioia presente. La sua mano sinistra è posata sul cuore in riconoscenza per la propria elezione, mentre la destra è orientata verso l’alto, e con l’indice più proteso vuole indicare la Famiglia che l’ha eletta e che lei sta per raggiungere …

 

     Il quadro è di grande serenità, pressoché unidirezionale come messaggio offerto.

     Non c’è bisogno che ci siano gli apostoli o altro.

     C’è una serenità e sicurezza di fede, sulla quale il pittore ricama, e nello stesso tempo manifesta la sua dolcezza e incanto.