Misteri gaudiosi

 

NASCITA DI GESU’ –                           Ovale di Giuseppe Antonio ORELLI

                                                           (Mostra a san Bartolomeo dal 12.12.2014 all’11.1.2015;

                                                                      impressioni sulla raffigurazione della Natività di Gesù)

   La Vergine al centro del quadro, con la sua faccia di giovane e felice mamma, vive già una duplice dimensione.

   E’ attenta al Figlio, pronta a stendere il panno abbondante che parte da sopra la paglia per proteggere e coprire il bambino.

   Esteriormente è più protesa verso una generosa, (ed anche quasi prosperosa) “pastora”, che è venuta con una cesta piena di panni.  

   Abbiamo la Vergine riconoscente più che supplice! Per un attimo sembra distolta dal Figlio per incombenze pratiche. Ma lo sguardo è di riconoscenza per colei che la visita. I volti rubicondi e “in carne” di entrambe possono alludere ad una “pienezza di grazia” e a una abbondanza di umanità!

     La delicatezza della moglie di un pastore raccoglie la generosità dell’anima femminile accanto a quella dei più celebrati pastori. Si porta dietro una figlia bambina!

     Abbondanti sono i panneggi delle due donne, all’interno di uno stile manieristico; ben curati sono i volti dei quattro personaggi in prospettiva ascensionale: giovane pastore, il Bambino, la Vergine, la pastora.

   La Vergine ha una corona di stoffa più preziosa che le cinge la testa, come pure un foulard che la umanizza pienamente.     La Madonna calza un infradito!

 

   La centralità di Maria, alle prese con il Bambino, si completa sulla destra del quadro nella premurosa e serena accoglienza della donna accompagnata dalla figlia, e trova l’armonia dell’insieme, l’unità della composizione con la parte sinistra, per la presenza di Giuseppe e di due pastori.      

     Nella stessa parte, sullo sfondo piuttosto scuro (e/o più oscurato dal tempo), completano la scena le teste dell’asino e del bue.

   Il Bimbo, bello, roseo e vispo, si presenta nella pace ricevuta; ha una manina sul petto e l’altra quasi appoggiata alla culla di paglia e di panni; si sente in buone mani! E’ come se si preparasse già ad offrirla a noi in pienezza la pace, dopo l’annuncio dell’angelo: “… sulla terra pace agli uomini, che egli (Dio) ama” (Lc.2,14 b).

 

     Giuseppe si presenta quasi più con le mani che con il volto, meno focalizzato: la destra è rialzata in gesto di sorpresa, di meraviglia, forse in gesto di umile verità; con la sinistra si toglie il cappello, segno di ammirazione di questo Figlio dall’Alto dato a lui!

   La scena si completa, nella parte sinistra, equilibrato pendant alla pastora con figlia, con due pastori, uno giovane e uno maturo. Il primo, in piena evidenza reca in dono, tenuto con la destra, un agnellino persin troppo quieto e disteso pur avendo le zampe legate. Presagio?   Con la mano sinistra raccolta sul petto indica il suo raccoglimento.

   Più belli dei panneggi sono i vestiti di Maria e del giovane pastore.

   Meditativo l’altro pastore più anziano. Raccolto in sé, a capo chino, ripassa la propria vita alla luce della apparizione e proclamazione dell’angelo raffigurato in alto, centrale, con un enorme cartiglio: “Gloria in excelsis Deo”.

     Tutta la scena è armoniosamente composta, con la centralità di Maria, del Figlio, dell’angelo, mentre i lati hanno l’accoglienza dei poveri e degli umili.

     Giuseppe è ben collocato, più vicino a Maria che ai pastori, con gli occhi fissi su Gesù.

     La scena trova tutti raccolti e intenti: chi è “povero pastore” si fa “docile gregge”.

     C’è tutta la sorpresa e l’ammirazione: Chi sarà mai questo Bambino?

ANNUNCIAZIONE –                                         Ovale di Giuseppe Antonio ORELLI

                                 (Mostra in San Bartolomeo dal 12.12.2014 all’11.1.2015: qualche impressione)

     L’annunciazione ha varie fasi (Lc.1,26-38). L’artista coglie un momento. Maria è a capo chino e l’angelo sta ancora parlando. Il pittore, con semplicità, si lascia guidare dal testo di Luca.

   Maria non guarda in faccia l’angelo, è già meditativa. Non è il momento iniziale della apparizione, del saluto e invito a gioire (v.28), né del turbamento (v.29). Nemmeno quello della rassicurazione (v.30), né dell’Annuncio vero e proprio (vv.31-33), né quello della domanda di Maria: “Come avverrà questo…?” (v.34): si guarderebbero! Inoltre c’è già la colomba ad indicare “lo Spirito Santo” insieme alla “potenza dell’Altissimo” (v.35).

   Tutto fa pensare che siamo nel momento della spiegazione del “come avverrà questo …?” (v.34), appena prima che Maria elevi lo sguardo e dica subito: “Ecco la serva del Signore …” (v.38 a).

   “Ecco …!”: senza esitazione, da sempre e sempre più, già mentre ascolta il modo, il come avverrà!

   Maria non si è trovata a riflettere: Accetto, non accetto! Dimmi ancora qualcosa.

     Il tema è questo: l’annuncio, l’incarico è dato come un dato di fatto: “Ed ecco, concepirai un figlio … e lo chiamerai Gesù …” (vv.31, ss.).

     Non si tratta di una proposta, ma di una manifestazione, di un messaggio della volontà di Dio.

     Solo dopo la comunicazione da parte del messaggero (vv.31-33), c’è la domanda di Maria (v.34), non sul concepimento come fatto, voluto da Dio, comunicato a Maria, ma sul modo di tale concepimento.

   Certamente un po’ di misteriosità resta, ma, credo sia più corrispondente alla santità di Dio, alla sua profondità di bontà e alla grazia di libertà interiore di Maria, di elezione da sempre, ossia l’adesione “a prescindere” per la sua “pienezza di grazia”, di adesione sentita, rispetto al considerare l’Annuncio solo come una proposta, con Maria “libera”, non trascinata nel bene, determinata a chiarire tutto … prima di aderire!

   La “potenza” di Dio non è in discussione.      

E’ “promessa sposa … di Giuseppe” (v.27). Perché dice: “ … non conosco uomo” (v.34)?

   C’è la complessità dell’anima di Maria, fatta di docilità e di libertà, di Mistero dall’Alto, superiorità di Dio e di propria strada di normale intelligenza.

   Luca, con la sua comunità nella tradizione della Chiesa, e lo Spirito Santo hanno collaborato per qualche decennio per offrirci questa altissima formulazione …

   Ancor oggi, l’interpretazione offerta da tanti teologi e uomini di grande fede e spiritualità è quella di pensare che si tratti solo di una proposta, con Maria indecisa …

per un po’ nel rispondere, ben ferma a chiarire prima il “come” …: prima valuta tutto!

 

   L’angelo, per il chinarsi di Maria, appare un po’ discosto, in forma un po’ statica.

   Delega alla mano destra la grandezza dell’Annuncio; nella sinistra tiene un bel giglio!      

   Luminoso e sereno il volto della Vergine nella elezione da parte di Dio e nell’umile considerazione di sé, per grazia di Dio … Molto è segnalato dalla mano sul petto proprio mentre raccoglie lo scialle della sua bellezza di ragazza; ancora di più con la mano destra morbida in costante atteggiamento di fiducia, “costante”, “già prima”, per via di quella Scrittura abbondante che le sta dinanzi, in cui era immersa da mesi e da anni, senza tralasciare i suoi lavori domestici lasciati nel canestro.

   Raffinati, fuori dal manierismo, lo scialle della Vergine e in parte anche la stola incrociata dell’angelo, come pure il canestro e quella umile nicchia all’interno sfumato della casa, con il gran vaso di fiori e la sagoma di un fiasco …!

   Le nuvole che si avviano verso il biancore su in alto mettono in risalto la colomba “bianca”, segno dello Spirito Santo che discende nella Vergine, cominciando a squarciare il cielo nel suo scendere ad “adombrare” la Vergine Maria.

   La scena, fedelmente descritta secondo i dati del vangelo, coglie il momento che dà armonia e concretezza allo svolgimento dell’Avvenimento decisivo della Salvezza, pura iniziativa di Dio, che ha preparato da sempre la piena, entusiastica adesione di Maria!

 

VISITA ALLA PARENTE ELISABETTA – Formella di Giuseppe Antonio ORELLI

                                           (Mostra delle formelle del santo Rosario al CC san Bartolomeo,

                                                    dal 12.12.2014 all’11.1.2015: impressioni spirituali …)

 

      Non c’è lo sguardo negli occhi!

     Esteticamente riuscito l’intreccio delle mani, ma non di pieno caloroso trasporto vicendevole!

     Molto più espressiva, compresa dell’avvenimento, è l’anziana Elisabetta, meno tratteggiata nei contorni, ma nell’insieme manifesta bene sia la sorpresa sia la contentezza. E’ un’anima viva per la gioia di portare in grembo, lei anziana, un bimbo

per molto tempo atteso.

   Ora tutto l’accumulo di attesa, ed anche di sofferenza per i giudizi malevoli della “gente” per la sua sterilità, la costituisce in felicità e speranza non solo realizzata, già chiarificata nel futuro del figlio nelle parole dell’angelo al marito Zaccaria (Lc.1,8-17), ma proprio nel fatto attuale che il figlio “esplode” nel “sussultare nel grembo” (Lc.1,41.44), e nella propria personale proclamazione di esplicito riconoscimento del Mistero: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo” (v.42).

       L’operazione di presentare Maria, giovane, bella, elegantemente vestita, si trasforma in evasione: non guarda negli occhi la parente, ha un sorriso quasi più di compiacimento di chi è già … ed è meno proiettata in quella felicità che, invece, l’evangelista le attribuisce: “ … andò in fretta …” (v.39) a visitare Elisabetta, che c’è nella constatazione di Elisabetta: “E beata colei che ha creduto …” (v.45) e che il suo cantico, il “Magnificat”, esplora in profondità nella origine e nella propria esperienza:

“L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore …” (vv.46-47).

   Avvertiamo tutti il contrasto tra la debole espressività di Maria e l’appariscente fulgore di bellezza giovanile ed eleganza di vestito con punta di eccentricità nella bardatura del suo cappello!

 

   Panneggio, abiti di altri personaggi e sfondo di alberi fuori di casa (mentre nello sfondo, sempre fuori casa, della Annunciazione, c’era il “simbolo” della colomba),

declinano senza stupefacente sorpresa un certo manierismo d’epoca.

   La formella merita per il volto espressivo di Elisabetta, ed anche per un altro particolare, il personaggio di destra.

   Tutti gli elementi indicano che il pittore abbia voluto mettere in scena Giuseppe: lo stesso volto ed espressione della mano come nelle successive formelle della Nascita e della Presentazione al Tempio, il bastone, l’ascia e l’asinello del viaggio.

   E’ una bella “invenzione”, novità assoluta nella mia conoscenza dei fatti dai vari scritti spirituali da me conosciuti, e soprattutto non facilmente conciliabile o deducibile dai testi di Luca e di Matteo …

   Concessione alla moda del tempo, licenza stilistica il turbante sacerdotale portato anche in casa dal sacerdote Zaccaria, il cagnolino e il ridotto calzare della Vergine per un viaggio di circa 120 km., da Nazareth alla “regione montuosa … della Giudea” (v.39), oggi preferibilmente identificata in Ain-Karim, 6 Km. a ovest di Gerusalemme.  

 

 

 

PRESENTAZIONE DI GESU’ AL TEMPIO – Formella di Giuseppe Antonio ORELLI

                                           (Mostra delle formelle del santo Rosario al CC san Bartolomeo,

                                                   dal 12.12.2014 all’11.1.2015: impressioni spirituali …).

     Forte è il contrasto tra il protagonista Simeone e il sacerdote del Tempio, tutto vestito di rosso, con insegna di sacerdote sul capo. Il sacerdote è distaccato dalla scena;

ad un certo momento è incuriosito da quanto sta facendo Simeone e si distoglie dalla sua lettura di buon funzionario del Tempio, piegando, però, solo la testa e non tutto il corpo … Un po’ d’apertura d’animo si può, forse, vedere in quella mano rialzata in segno di voglia di confronto tra la Scrittura e Simeone, o anche solo tra la sua abitudinarietà e lo zelo, interessamento di Simeone al “bambino”.

   L’altra mano manovra le dita tra i vari “passi” per la pura conoscenza di tutto!

   Simeone, nemmeno lui eccelso nella espressione, è comunque tutto chinato sul Bambino che tiene in braccio e che gli risponde addirittura sollevando un poco la testa, con il braccio alzato verso di lui e l’occhio ben diretto al volto del vecchio quasi a

svegliarlo ancora di più!

   Lo sguardo avvicinato al volto di Gesù, sfiorando e toccandolo con la sua folta barba, esprime la soddisfazione per la realizzazione della promessa a lui fatta per ispirazione dall’Alto (cf.v.26). E’ qui, nel Tempio, luogo e cuore del suo desiderio.

   La scena raffigurata è proprio la realizzazione della promessa fatta a lui dal Signore, fedele alla Alleanza con tutto il popolo …

   Ma subentrerà una seconda fase, non descritta. E’ la ricchezza del Messia: può essere segno l’occhio del Bambino fisso su di lui, ossia il richiamo a tutte le Scritture …

   Simeone si persuade pienamente che questo Bambino, pur uguale agli altri,

è proprio Colui che “lo Spirito Santo gli aveva preannunciato di vedere come il Cristo prima di morire” (cf.v.26). Inoltre, ora, è stato spinto esplicitamente al Tempio (cf.v.27).

 

     La Vergine è madre gioiosa ritratta in questa prima fase di offerta, di obbedienza e di serena attesa di scoprire …

   Maria è in un beato compiacimento espresso dal suo volto ed anche da quella mano che circonda Simeone. Predomina la gioia per il Figlio e per l’azione sacra che sta compiendo, offrire Gesù visto come primogenito al Dio dell’Alleanza, riconoscendo anche lei che Dio è stato il Liberatore di tutto il popolo dalla schiavitù di Egitto. Questo primo grado di offerta accompagna la sua contentezza di Madre, sempre in umile atteggiamento.

   Simeone, confermato che si tratta del Promesso Messia, esplode in espressione di felicità per sé (“andare in pace …”,v.29 b)e per gli uomini (“luce e gloria …”, cfr.v.32).

   (/Il quadro si arresta qui; non ci presenta il seguito con la sua profezia forte sul Bambino e su Maria. L’avvio per questo seguito può venire da quello sguardo diritto del Bambino su Simeone, sguardo che è invito ad accoglierlo fino in fondo. Può venire dai

“ripassi” del sacerdote nel Tempio, ma ancor più dalla luce dello Spirito in Simeone. Il Messia va atteso in tutta la portata delle Scritture, come salvezza piena per tutti, che surclassa quanto prova in sé: la vittoria sulla morte per essere collocato “nella pace” (v.29): “E’ qui per la caduta e la risurrezione …;…anche a te una spada trafiggerà l’anima”, vv.34-35 /).

     Come sempre, in queste formelle, c’è una incantevole disposizione degli spazi: quattro protagonisti sopra gli occhi di quel Bambino dagli occhi aperti a guidare tutti.

L’ovale completa gli spazi, con inversa proporzione tra spazio e importanza, nel contrasto tra giovane, corposa inserviente del Tempio alla quale è stata affidata l’offerta dei poveri (cf.v.24)

e i due angeli, piccoli, in alto quasi ad indicare che il Mistero è troppo grande anche per loro!

DISPUTA CON I DOTTORI (Perdita e ritrovamento)-Ovale di Giuseppe Antonio ORELLI

(Mostra a San Bartolomeo dal 12.12.2014 all’11.1.2015: qualche impressione …)

   Siamo nel Tempio di Gerusalemme; Gesù ha 12 anni; alcuni “dottori della Legge” lo stanno ascoltando. Quattro ben in rilievo, altri quattro sullo sfondo.

  

     Il più indignato, quasi schifato è alle spalle di Gesù. Ha trovato in fretta qualche deviazione nel ragazzino, o forse un pieno tradimento nella visione delle pratiche o di qualche privilegio consolidato.

 

     Fortemente sorpreso, meditativo, forse già dentro di sé in qualche atteggiamento interiore tipico dei poveri di JHWH, con qualche più pura attesa del Messia. Pare di avvertire che fosse già orientato in qualche conversione il dottore, quello appena davanti a Gesù. Quella mano è rivelativa al pari del volto.

     Il libro cadutogli dalle mani indica il superamento delle interpretazioni correnti accordategli. Quel libro può essere il segno di tutto l’episodio, il seme gettato da Gesù venti anni prima di iniziare a percorrere le strade della Galilea e della Giudea.

 

   Più superficiale e vanesio, dal copricapo piumato, esteriormente garantito da privilegi di casta è l’uomo in primo piano sulla destra, in piedi, il più sbrigativo, quasi pronto a lasciare questa compagnia con quel piede in attesa di muoversi. Qualche deviazione di Gesù lo ha confermato nei suoi convincimenti indicati dal pacifico possesso della Scrittura sottobraccio.

 

   Pienamente riflessivo, quasi ferito dalla sorpresa, ma con decisioni più pacate e perseguite è il dottore in primo piano a sinistra. Si intuisce che sta immagazzinando e sta rivisitando le Scritture, con una mano di raccoglimento tribolato sul petto e l’altra di impegno sul gran Libro non dominato, perché la mano è dolcemente appoggiata.

 

     Il panneggio non felicemente tiepolesco dei personaggi in prima evidenza attutisce la prospettiva a mezza strada tra la circolarità per il coinvolgimento di tutti e la frontalità del rilievo offerto a ciascuno dei cinque personaggi più importanti.

 

     Il quinto, naturalmente, è Gesù, dodicenne, nell’età che segna, nella tradizione ebraica, un primo svincolo dalla tutela piena dei genitori per attribuire già qualche spazio di responsabilità davanti alla Legge: a 12 anni vi è sottomesso.

   La sua vita privata a Nazareth contiene questo strappo. Dopo questo avvertimento,

segno, rientrerà nella normalità del paesello dove “stava loro sottomesso” (Lc.2,51).

Forse è anche per questa esperienza tra i dottori che Luca può annotare subito: “E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini” (v.52).

 

   Conscio, ma non teso, non saputello, lungimirante con quegli occhi in avanti, non

fissati in basso, in polemica con qualcuno.

     Già con portata di rivelazione l’aureola di Gesù, come pure la collocazione di risalto, in piedi, con schierati e attenti ascoltatori, pur da posizioni e intenzioni diverse.

     L’episodio è una pietra nello stagno della tradizione, della interpretazione del messianismo …